Wait For Her, by Roger Waters

ROGER-WATERS

Roger Waters nacque nel 1943 nella contea di Surrey, Mole Valley, Inghilterra. I suoi primi anni di vita vennero segnati dalla morte del padre, il sottotenente Eric Fletcher Waters, pochi giorni dopo lo sbarco di Anzio, seconda guerra mondiale. La mancanza della figura paterna segnò sensibilmente e tragicamente la composizione artistica del cantautore, che arrivò a raccontare il suo vuoto e la sua storia in uno degli album più strazianti e potenti del panorama rock degli anni ’70, The Wall.

In canzoni come Another Brick in the Wall, Empty Spaces e Is there Anybody Out There?  il cantautore inglese esprime infatti il decadere emotivo di un’esistenza  priva non solo del padre ma anche dell’amico e co-fondatore dei Pink Floyd, Syd Barret, che aveva abbandonato il gruppo a causa di una persistente alienazione mentale ed assenza emotiva che lo avevano portato a ritirarsi in un mondo sterile e privo di qualsiasi forma di interazione sociale. Non ci è dato sapere se furono proprio queste sue strazianti disgregazioni affettive a renderlo una leggenda, o il solo fatto che gli bastasse scrivere qualcosa per renderlo speciale, ma tant’è che Roger è per la maggior parte della scena musicale mondiale più vicino a un dio che a un uomo, un dio capace di scrivere e descrivere l’alienante dolore di una star costretta a ergere un muro psicologico a protezione del suo dolore, oltre il quale cantare ed urlare tutto il suo vuoto, tutto il suo essere, tutta la sua paura.

Dopo la scissione dal gruppo nel 1985 Waters si dedicò alla carriera da solista, dalla quale deriva il nuovo album, il nuovo capolavoro, il nuove testamento da consegnare ai posteri: Is This The Life We Really Want?, tanto bello da superare il concetto watersiano di Dio.

Lui stesso lo ha definito così: “E’ un viaggio che parla della natura trascendentale dell’amore. Di come l’amore ci può aiutare a passare dalle nostre attuali difficoltà a un mondo in cui tutti possiamo vivere un po’ meglio”.

Eh si … è un vecchio viaggio quello del caro Roger, è un andare e venire che evoca suoni ed effetti dei progetti passati, commenti fuoricampo, una voce mai così bella, che arriva al cuore, e poesie, parole, che parlano d’amore, di vita, del poi, tanto perfette che sembrano davvero scritte da Dio. Gioca con noi il vecchio Roger, e lo fa con tutta la sua sostanza emotiva, suadente, sincera, diretta. E dov’è la tensione, dove la paura, potrebbe chiedersi qualcuno? Fear keeps us all in line canta la canzone che ha lo stesso titolo dell’album, che cresce in toni apocalittici e sinceri, ma che conclude anch’essa in un concertato omaggio al senso delle cose, in un album che urla d’amore, che è impossibile ascoltare senza piangere, senza dargli la lode, senza emozionarsi, urlare, davvero.

Se fossi Dio canta Waters in Deja-vù: beh, io leverei il se e il modo che pretende. Mi viene da ridere, e piangere insieme. In questo album è andato oltre, e il brano Wait for Her è un insegnamento e un pieno d’amore che andrebbe fatto studiare ai bambini, in tutte le scuole, un amore vero e sincero, fatto di rispetto, di pazienza, di tempo.

Grazie Roger, grazie davvero, da parte mia, e di tutti quelli che sapranno ascoltarti, ancora.

Wait For Her
With a glass inlaid with gemstones
On a pool around the evening
Among the perfumed roses
Wait for her

With the patience of a packhorse 
Loaded for the mountains
Like a stoic, noble prince
Wait for her

With seven pillows laid out on the stair
The scent of womens’ incense fills the air
Be calm, and wait for her

And do not flush the sparrows 
That are nesting in her braids
All along the barricades
Wait for her

And if she comes soon
Wait for her
And if she comes late
Wait

Let her be still as a summer afternoon
A garden in full bloom

Let her breathe in the air 
That is foreign to her heart
Let her lips part
Wait for her

Take her to the balcony, see the moon soaked in milk
Hear the rustle of her silk
Wait for her

Don’t let your eyes alight upon the twin doves of her breast
Lest they take flight
Wait for her

And if she comes soon
Wait for her
And if she comes late
Wait

Serve her water before wine
Do not touch her hand
Let your fingertips rest as her command

Speak softly as a flute would to a fearful violin
Breathe out, breathe in

And as the echo fades from that final fusillade
Remember the promises you made

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