La vita di un’idea non finisce domani

idea in vhs

Scrivo queste poche righe per chi non ci ha mai pensato, perché se le scrivessi per chi è capace di comprendere da solo, farei una cosa assolutamente inutile.

Appoggio delicatamente la penna sulla corda di violino che iniziò a suonare un tardo pomeriggio di primavera, in un walzer ballato da solo, applaudito da molti. Fu un momento che i più definirebbero naturale, qualcuno mistico, altri scontato. Fu un momento che ognuno di noi ha vissuto e dimenticato, e che è interpretato nella conoscenza comune come fisiologico inizio, senza pensare a quel ballo solitario che per la prima volta siamo chiamati ad improvvisare, per tutta la vita. Nascevo quel giorno, tanti anni fa. Concetto strano eh, quello dell’esserci tutto d’un tratto … no?! Immediata percezione, così come immediata assenza.

Parto da un ricordo, da alcuni, senza sapere di cosa realmente voglia parlare, se non di come si evolva il pensiero di ognuno, e si perda, costantemente, poiché, essendo di per sé sfuggevole e incerto, non so dove voglia andare a parare, il mio.  Di quel giorno non ricordo infatti nulla, ma comprendo quel teco che è reale e che nel suo reale si perde, perché è un di te di amore e bene, unico elemento capace di dar sostanza all’idea di un pancione, di una madre e di un bambino.

Fuori piove, e dopo mesi di siccità era anche l’ora. Sto in ascolto, aspetto che l’arco mi dedichi qualche nota e la cortesia di raccontare; ne escono suoni e rumori, lo sgocciolare dell’acqua sulle foglie, nelle grondaie, su un terreno arido, poroso, avido di pioggia, che dal mondo ha raccolto parole, frasi, contesti, momenti. Lascio cadere un foglio sul pavimento e osservo l’insolito progetto che avevo in mente, lo vedo macchiarsi di quell’inchiostro che non ho mai finito di usare per la stampa di un libro, di un richiamo lontano, una favola di un personaggio alla ricerca di se stesso, un’utopia.

Anni fa mi trovai da solo, d’un tratto, come d’un tratto m’ero trovato al mondo. Ricordo una giostra roteare in un parco, le lacrime dei passi di un bambino verso la stazione, dolore per molti ingenuo, per me forte e deciso, motivato dal non aver più. E’ così strano provare dolore in qualche parte del corpo? Fottute zanzare, mi stanno rendendo la vita difficile, non muoiono ancora?! Accendo la televisione, migliaia di insetti si stanno mangiando la Costituzione, ai margini di un Paese che quasi non esiste più. Metto un VHS nel registratore più vecchio che trovo, rincollo i pezzi sbiaditi di un risultato di vita equo e giusto, più o meno. Cerco di liberare il suono delle percussioni che han suonato in occasione di moti d’orgoglio e giustizia ma le abilità danzanti e suonanti di alcuni individui sembrano essersi smarrite.

L’utopia sta in piedi con stampelle di ricordi, e ci spinge avanti. Guardo un passo seguirne un altro ed un progetto prender forma. Seguo una linea, un bianchetto, arma da taglio che spezza in due un’idea e cancella le parole, i propositi, le forme. L’obiettivo non esiste più, è andato, giocato sulla poca forza che gli rimaneva. Se mi dicessero che esiste nel mondo un moto d’orgoglio capace di muover le masse, risponderei che è passato, o, se vogliamo, fallito.

Ritorno alla giostra, così gira la vita: progetti e punti d’incontro, traguardi che si perdono ed altri che si creano, voltando, passando a volte per punti già visti. Ricerco l’idea, raccogliendo da terra il foglio su cui il mio progetto ancora vive, e la ripercorro: si trattava di un viaggio … dopotutto esso muove il mondo, la sua rincorsa, disegna strade e viottoli coraggiosi, fa grandi uomini e donne, rema verso una linea lontana e sottile, la cerca, la strappa al buio, continua. E in questo viaggio c’è un uomo, un uomo che cammina da solo verso un punto di arrivo che non conosce, in un progredire e fallire di cui ignora durata e destinazione, ed è la vita di tutti.

Un’onda sfiora il cavo di un’impronta sulla sabbia, la attacca, ne gode, gioca, ritorna, la cancella. Un altro passo, più in là, disegna una traiettoria confusa, persa, ritrovata, perpetua, e adesso l’idea si china e riparte. Progetto, forse utopia, forse motore, benzina, voglie e sentimenti diffusi, mischie di eroi, di semplici, di desideri e speranze, mai realizzate.

So per certo che l’unica utopia, reale, costante, scolpita, perlomeno avvenuta, è il passato, nel senso che non torna.

Ti voglio dire una cosa a questo proposito: non perder di vista i tuoi passi, ma non affannarti nemmeno a rincorrere ciò che è stato e ciò che deve ancora avvenire, perché balli da solo in fin dei conti, ma non ti è dato sapere a che ora chiuderà la pista. Il futuro si disegna da sé, si storce, teco si sdraia e rialza, ci segue e ci anticipa, si forma.

Fuori dalla finestra, una linea diretta, impervia, taglia la parete più esposta. Non piove più. Senza corda, forse una manciata di chiodi, si arrampica e cade, l’idea. Parte semplice, da un attacco timido, si fa coraggio, si alza, ti guarda dentro, dritto negli occhi, diventa isterica, a tratti adorabile, amante, puttana, cammina, raggiunge la vetta, montagne, boschi, paure, tradimenti, buio. Alla fine ce la fa, vede il mare, laggiù, in fondo, oltre un clivo di verde e oro, azzurro cobalto, e un baco da seta che tesse nuvole piacevoli e comode, difficili da passare e dimenticare, su un sipario oltre il quale sta il buio assoluto. Ma fintanto che si muove, quel baco che tesse nuvole e quella terra che scava fiumi e orchestra montagne e colline, l’idea andrà avanti, morirà, rinascerà.

Teco dunque mi placo, strappo una corda, chiudo la penna e, con essa, gli occhi, morendo distratto da un’idea incessante, da un punto di arrivo, fuggendo il presente.

L’idea invece va oltre, vive, corre, scivola dalle mani e torna, cade e si rialza, crea rughe e poi sorrisi, cerca il mare, laggiù in fondo, si aggrappa al sipario, ne scruta il buio, oltre il cielo, torna indietro e passa da un’altra parte, non si ferma, messa in moto da quel primo ballo, costante linea in movimento, emozione e sensazione, senso e parete, dal primo istante, fino all’ultimo, perché la vita di un’idea non finisce domani, con noi, e nemmeno poi.

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